mercoledì 15 ottobre 2014

Topinambur in giardino e in cucina



Colorano di sole la campagna fumosa delle prime nebbie, spuntano ai margini dei campi, in un angolo dell’orto o nei vecchi cortili da qualche tubero dimenticato.

Il topinabur con le sue grandi margherite gialle è perfetto per un’aiuola informale di erbacee perenni o per una vivace composizione autunnale.



È una pianta erbacea perenne appartenente al genere delle Asteraceae molto resistente e facile da coltivare. Il fusto si genera da un tubero in grado di sopravvivere a temperature molto rigide e può raggiungere i 3 m di altezza. Le foglie sono opposte e ovate nella parte bassa del fusto, poi alterne oblunghe o lanceolate dotate di picciolo. I fiori giallo oro si schiudono tra agosto e ottobre e hanno un diametro compreso tra i 3 e i 9 cm.

Il nome botanico, Heliantus tuberosus, deriva dalle parole greche “helios” (Sole) e “anthos” (fiore) e, come per il girasole (Helianthus), fa riferimento alla tendenza di questa pianta a girare il capolino in direzione del Sole.


In cucina la radice del topinambur è servita cruda o bollita in insalata o per accompagnare la bagna cauda (salsa calda tipica piemontese a base di olio, aglio e acciughe nella quale si intingono le verdure autunnali come peperoni, sedani, cardi, rape, topinambur) o come ingrediente per preparare zuppe, vellutate, soufflé e sformati.

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