giovedì 30 aprile 2015

Cosa ci metti nei vasi?



Monocolore, monovarietale o di tutto di più?

Da domani a domenica il parco del castello di Masino a Caravino (Torino) ospita la XXIV edizione di Tre giorni per il giardino, la più importante manifestazione floro-vivaistica nazionale per giardini e terrazzi dove oltre 160 vivaisti e ibridatori italiani e stranieri porteranno le loro collezioni.




Tra le novità di quest'anno: nuove varietà di iris rifiorenti, lavande, rose antiche e moderne inglesi, francesi e americane, nuovi ibridi di clematis, orchidee e rose persiche, frutti antichi e storici adatti alla coltivazione in vaso, Higò - la “camelia dei Samurai”, nuove collezioni di campanule, petunie…

La mia lista della spesa è pronta!


domenica 26 aprile 2015

Floating Flower Garden, camminare in un giardino sospeso



Più di 2300 fiori sospesi in una stanza bianca che si sollevano al passaggio del visitatore allo scopo di farlo sentire parte dell’insolito “giardino tropicale a testa in giù”.




È l’ultima installazione di TeamLab, il collettivo artistico giapponese guidato da Toshiyuki Inoko, per il Museo Nazionale delle Scienze Emergenti e dell’Innovazione di Tokyo.

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mercoledì 22 aprile 2015

Ascolatre un disco di albero come un vinile


Solo un artista poteva anche solo immaginare fosse possibile ascoltare una sezione di tronco d’albero come fosse un vecchio vinile. Bartholomäus Traubeck non solo lo ha immaginato, ci ha provato e ci è anche riuscito.

Ha assottigliato sezioni di tronchi di castagno, acero e quercia, si è inventato uno speciale giradischi a laser e ha studiato un algoritmo capace di leggere le venature del legno e tradurle in suoni. 

Il progetto si chiama “Years” in riferimento ai cerchi che indicano l’età dell’albero.

domenica 19 aprile 2015

Prateria domestica


M’ama, non m’ama…

Nontiscordardimè, muscari selvatici, soffioni e margherite, questo weekend va così, testa tra le nuvole e schiena sul prato.




Bellis perennis, le pratoline, sono il primo fiore che conosciamo da bambini, che puntuali in primavera imbiancano il prato di casa trasformandolo nella prateria domestica tanto cara a Lupo Dick, deluso a ogni passaggio del rasarba. 





I tagli frequenti sono però provvidenziali: a distanza di pochi giorni, private della competizione delle “erbacce” più forti, le pratoline sono più di prima.

mercoledì 15 aprile 2015

La Palma di Goethe su Giardino Antico


430 anni, un illustre estimatore e una dimora unica, il primo Orto Botanico Universitario del mondo: queste le coordinate della Palma di San Pietro più vecchia d’Italia, messa a dimora nel 1585 nell’Orto Botanico di Padova e conosciuta come la “Palma di Goethe”, da quando il poeta tedesco, dopo averla osservata nel 1786, formulò la sua intuizione evolutiva nel saggio “La metamorfosi delle piante”.

La Palma di Goethe è a pagina 100 di Giardino Antico 38, protagonista della rubrica l’Albero Maestro. Si trova nel settore delle erbe medicinali dell’Orto protetta da una serra ottagonale dal perfetto microclima che le ha permesso di sviluppare vari fusti che superano i 10 metri di altezza.


L’Orto Botanico, fondato nel 1545, con lo scopo di fornire agli studenti di medicina un luogo in cui coltivare e osservare le piante medicinali indispensabili per i preparati farmacologici, arricchì via via la sua collezione grazie agli scambi commerciali con terre lontane e ai possedimenti della Serenissima, e fu il primo a introdurre in Europa piante divenute poi essenziali per la moderna economia come la patata.

Accanto all’Hortus sphaericus in cui si trova la Palma di Goethe, così chiamato perché cinto da mura per proteggere le preziose piante medicinali dai furti all’epoca frequenti nonostante pene severissime che arrivavano a comprendere il carcere e la galera, sorgono oggi le serre del giardino della biodiversità che simula le condizioni climatiche del pianeta nei cinque continenti raccontando il rapporto tra le piante e l’uomo attraverso i secoli.


L’Orto Botanico di Padova, non ha mai cambiato né la sede né l’impianto originario e anche per questo, accanto a una collezione di 7 mila specie botaniche con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità, alle specie vegetali locali, rare o a rischio di estinzione, vanta altri alberi secolari: un Ginko biloba del 1750, una Magnolia grandiflora del 1786, ritenuta la più antica d’Europa, un Platanus orientalis del 1680 e il primo Cedrus deodara introdotto in Italia.

Dal 1997 è inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco per la riconosciuta influenza nell’ambito delle scienze botaniche e l’eccezionale testimonianza di una tradizione culturale. www.ortobotanicopd.it


Credits
Università degli Studi di Padova
Matteo Danesin per l’Università degli Studi di Padova

venerdì 10 aprile 2015

Fatti il mazzo! È primavera




Pratoline, non-ti-scordar-di-me, girasoli, un bicchiere d’acqua e la primavera dal giardino arriva anche dentro casa


Damigiane per rami di prunus, forsythia e cotogno



Tulipani, fresie e ranuncoli per bouquet mono-fiore in piccoli vasi di vetro, oppure da appendere in festoni sotto il portico con le vecchie mollette del bucato.

mercoledì 8 aprile 2015

L'albero delle uova




Le tradizioni sono tradizioni.

In Germania c’è ne una vecchia di secoli che vuole si addobbino i rami spogli di alberi e cespugli con uova decorate per celebrare la Pasqua.

Volker Kraft, agricoltore di Saalfeld, Thuringia, ha iniziato con 18 uova nel 1965. Quest’anno è arrivato a 10 mila!!!




mercoledì 1 aprile 2015

Storie di vita e passioni in un uovo






L'uovo dipinto, sin dall'antichità, è presente in quasi tutte le culture orientali e occidentali, nella mitologia, associato alla simbologia universale riconducibile metaforicamente alla vita, prosperità, risurrezione, fertilità e sapienza.



Orsola Poggi dipinge uova di struzzo con le storie, le passioni, i luoghi della persona a cui l’uovo verrà donato. Fiori, animali, colline, ville di campagna, architettura e vette innevate sono i soggetti dei suoi "piccoli mondi rotondi".



I prezzi variano a seconda della complessità del dipinto che ricopre l’uovo alto 16 centimetri e delle basi d’appoggio, di solito recuperate da vecchi candelieri.

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