mercoledì 15 aprile 2015

La Palma di Goethe su Giardino Antico


430 anni, un illustre estimatore e una dimora unica, il primo Orto Botanico Universitario del mondo: queste le coordinate della Palma di San Pietro più vecchia d’Italia, messa a dimora nel 1585 nell’Orto Botanico di Padova e conosciuta come la “Palma di Goethe”, da quando il poeta tedesco, dopo averla osservata nel 1786, formulò la sua intuizione evolutiva nel saggio “La metamorfosi delle piante”.

La Palma di Goethe è a pagina 100 di Giardino Antico 38, protagonista della rubrica l’Albero Maestro. Si trova nel settore delle erbe medicinali dell’Orto protetta da una serra ottagonale dal perfetto microclima che le ha permesso di sviluppare vari fusti che superano i 10 metri di altezza.


L’Orto Botanico, fondato nel 1545, con lo scopo di fornire agli studenti di medicina un luogo in cui coltivare e osservare le piante medicinali indispensabili per i preparati farmacologici, arricchì via via la sua collezione grazie agli scambi commerciali con terre lontane e ai possedimenti della Serenissima, e fu il primo a introdurre in Europa piante divenute poi essenziali per la moderna economia come la patata.

Accanto all’Hortus sphaericus in cui si trova la Palma di Goethe, così chiamato perché cinto da mura per proteggere le preziose piante medicinali dai furti all’epoca frequenti nonostante pene severissime che arrivavano a comprendere il carcere e la galera, sorgono oggi le serre del giardino della biodiversità che simula le condizioni climatiche del pianeta nei cinque continenti raccontando il rapporto tra le piante e l’uomo attraverso i secoli.


L’Orto Botanico di Padova, non ha mai cambiato né la sede né l’impianto originario e anche per questo, accanto a una collezione di 7 mila specie botaniche con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità, alle specie vegetali locali, rare o a rischio di estinzione, vanta altri alberi secolari: un Ginko biloba del 1750, una Magnolia grandiflora del 1786, ritenuta la più antica d’Europa, un Platanus orientalis del 1680 e il primo Cedrus deodara introdotto in Italia.

Dal 1997 è inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco per la riconosciuta influenza nell’ambito delle scienze botaniche e l’eccezionale testimonianza di una tradizione culturale. www.ortobotanicopd.it


Credits
Università degli Studi di Padova
Matteo Danesin per l’Università degli Studi di Padova

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