venerdì 30 gennaio 2015

Da Napoleone alla Duse tutti pazzi per le viole


Delicate nell’aspetto ma resistenti al freddo, romantiche seppur coloratissime, le viole, spontanee e ibride, sono ammirate e coltivate da secoli per la loro bellezza e l’irresistibile fragranza.


Protagoniste indiscusse dell’Inghilterra vittoriana e della Belle Epoque hanno tra i loro più celebri estimatori la Regina Vittoria che, si dice, ne fece piantare più di 3000 nelle serre e nei giardini di Windsor, Napoleone, da quando Giuseppina Beauharnais gliene regalò un mazzolino in occasione del loro primo incontro, tanto da diventare simbolo dei bonapartisti della Restaurazione, e da Eleonora Duse che scriveva solo con inchiostro viola.



Il genere viola comprende circa 500 specie di erbacee perenni, per lo più originarie delle zone temperate, anche se alcune provengono dalle regioni artiche, da quelle tropicali e poche piccole specie arbustive dalle Hawaii. 


Tra le specie spontanee le più conosciute sono: la Viola cornuta, chiamata così per l’appariscente sperone spesso più lungo dei petali, in fiore tra giugno e luglio e resistente ai climi più rigidi; la Viola odorata (o viola mammola), la più diffusa allo stato spontaneo, ha foglie cuoriformi e fiori profumatissimi viola, lilla, rosa o bianchi utilizzati per la produzione di fiori recisi, olii essenziali per la profumeria, liquori, zuccheri, marmellate e canditi; la Viola tricolor, dalla quale hanno origine gran parte dei numerosissimi ibridi di viola del pensiero.

Le viole del pensiero prediligono un’esposizione a est, con sole al mattino e ombra nelle ore più calde della giornata, un terreno fertile e ben drenato e frequenti annaffiature. Non amano invece il caldo eccessivo, l’umidità ambientale e i ristagni d’acqua. Durante il periodo di fioritura ogni due o tre settimane può essere utile integrare un concime liquido per piante fiorite all’acqua di irrigazione mentre, per prolungare il periodo di fioritura, vanno eliminati regolarmente i fiori appassiti. Le specie spontanee più rustiche si disseminano facilmente da sole, le altre possono essere seminate in estate oppure moltiplicate per divisione dei cespi in primavera e in autunno.

mercoledì 28 gennaio 2015

Ars topiaria e prospettiva




L’arte giardiniera di potare alberi e arbusti in forma geometrica è un’invenzione dell’Antica Roma e raggiunge il suo apice tra il Cinquecento e il Settecento con parterre, labirinti e teatri di verzura.


Le piante più utilizzate sono: alloro (Laurus nobilis), bosso (Buxus semprevirens), ligustro (Ligustrum jonandrum), tasso (Taxus baccata), carpini e cipressi.



Anche per chi predilige giardini spontanei e “spettinati” è difficile non subire il fascino del rigore geometrico di siepi e composizioni topiarie, belle in tutte le stagioni e capaci di allargare, stringere, nascondere o incorniciare una veduta o un paesaggio, dare movimento al giardino o creare piacevoli contrasti con bordure e aiuole di erbacee.



venerdì 23 gennaio 2015

Casette-ristorante per gli ospiti del giardino


«Sire, non sono io che sono lento, è la natura». Così avrebbe risposto il capo giardiniere di Versailles a un Re Sole impaziente di ammirare lo spettacolo delle fioriture primaverili.

Doveva essere gennaio, quando in giardino tutto sembra immobile e all’apparenza non succede niente. All’apparenza. Solo perché non ci è concesso di sbirciare sotto terra, sotto strati di foglie umide e fertile humus dove l’incredibile vitalità dei primi bulbi si prepara a cacciar fuori profumi e colori al primo tiepido sole. Ma ci vuole pazienza.


Nel frattempo un altro spettacolo “giardiniero” da non perdere è la visita di cince, pettirossi, passeri, verdoni e fringuelli e altri piccoli animaletti selvatici che possiamo facilmente attrarre nel nostro giardino offrendo loro qualche leccornia come avena, orzo, semi di girasole e di grano nei mesi in cui il cibo che solitamente trovano in natura scarseggia.


Si possono spargere le granaglie direttamente sul marciapiede o sul davanzale della finestra, oppure sistemare in giardino una casetta-ristorante tutta per loro.
 
Sbizzarrisciti con il fai-da-te (come quelle dell'orto-giardino realizzate con materiali di recupero) o comprane una già fatta da fissare alla parete, al tronco di un albero o su un palo da conficcare nel terreno.


Se hai un giardino l’ideale sarebbe una bella siepe mista di rosa canina, agrifoglio, cotonaster, euonimo, corbezzolo, biancospino e symphoricarpos. Tutti arbusti facilissimi da coltivare. I piccoli pennuti sono ghiotti delle loro bacche decorative e, con un po' di fortuna, un riccio potrebbe scegliere il fitto dei rami per scavare la sua tana.

mercoledì 14 gennaio 2015

Tronchetto della felicità per scacciare stress, ansia e tristezza


Il suo nome botanico è Dracaena (dal greco "drakaina"=drago), e comprende numerose specie e varietà tra cui la "draco" la più longeva e maestosa, originaria dell'area tropicale africana e anticamente ritenuta dalle popolazioni delle isole Canarie portarice di proprietà magiche. Come "El Drago", l'esemplare più vecchio di Dracaena Draco di Tenerife e una delle maggiori attrazioni turistiche dell'isola.

La sua resina, che a contatto con l'aria diventa rossa, era chiamata "sangue di drago" e guaritori e fattucchiere la utilizzavano convinti di poter curare ferite, emorragie e persino la lebbra. Lo stesso "sangue" era utilizzato per eliminare la ruggine dagli utensili in ferro. Oggi i suoi estratti sono scelti per la preparazione di creme, dentifrici, deodoranti e prodotti dietetici per le sue proprietà idratanti, elasticizzanti, protettive dai raggi solari e antinfiammatorie.

Più diffusa come pianta d’appartamento è invece la Dracaena fragrans conosciuta come “tronchetto della felicità” perché ritenuta un’ottima alleata contro stress, ansia e tristezza. Non solo, come tutte le piante, assorbe anidride carbonica emettendo ossigeno e controllando il grado di umidità degli ambienti, ma contrasta anche la presenza di sostanze nocive come benzene, causato per esempio dal fumo di sigaretta, la formaldeide, usata nelle produzioni di lacche e vernici per mobili e pareti, e solventi come toluene e xilene. Tutte sostanze presenti nei più comuni materiali d’arredo che danno il loro contributo a rendere più “pesante” l’aria di casa.

Il tronchetto della felicità è un sempreverde tropicale molto longevo e se in natura può facilmente raggiungere i 6 metri d’altezza, in casa può crescere di 2-3 metri e richiede, quindi, uno spazio tutto per sé: luminoso, ma lontano dalla luce diretta, dai caloriferi e dai luoghi di passaggio perché le sue foglie lanceolate e molto decorative “invecchiando” diventano taglienti lungo i margini e terminano con una spina. 

Per contro non richiede cure particolari e si adatta bene al clima domestico. In estate può essere spostato all’aperto all’ombra mentre in primavera, ogni due anni circa, va rinvasata.

Quando raggiunge dimensioni troppo impegnative si possono ottenere nuove piantine più contenute tagliando uno dei rami con almeno due spanne di tronco e piantandolo in un nuovo vaso.