martedì 26 luglio 2016

Gladiolo trasformista tra casa e orto


Dall’Africa meridionale agli orti e giardini campestri, ma anche in grandi fasci per portare l’estate dentro casa, purché da soli e in numero dispari. I gladioli restano uno dei fiori più belli di queste torride settimane di fine luglio e non dovrebbero mai passare di moda.

Un fascio di fiori a regola d’arte va composto nell’incavo tra il pollice e l’indice, incrociando gli steli (5, 7 o 9 rami sono sufficienti per un bouquet) e partendo da quello più lungo che non dovrà superare una volta e mezzo l’altezza del vaso.


I gladioli (Gladiolus) sono piante bulbose della famiglia delle Iridaceae da cui germinano foglie a forma di lancia e spighe di fiori bianchi, gialli, rosa-arancio, salmone, rossi, viola, azzurri, a due colore o striati, portate da grossi steli che possono raggiungere i 120-150 cm di altezza.

 
Il contrasto tra le corolle grandi e sgargianti, tipiche delle piante di origine tropicale, e il portamento slanciato, che ricorda il “gladius”, l’antica spada romana a cui si ispira il nome della pianta, fanno del gladiolo un fiore decisamente duttile, capace di trasformarsi nella pianta giusta nel posto giusto: dall’ambientazione formale, moderna e minimalista in un fascio monocromatico, alle aiuole dell’orto in un’allegra macchia colorata.


Le corolle si aprono a partire dal basso, tre mesi dopo la messa a dimora del bulbo, tra aprile e maggio, a una distanza di circa 10-15 cm l’uno dall’altro e a una profondità pari a una volta e mezza l’altezza della cipolla.

I gladioli vogliono pieno sole, un terreno ben drenato e irrigazioni costanti, ma senza eccessi, per evitare ristagni idrici. Al termine della fioritura si tagliano le spighe appassite, mentre vanno lasciati il fusto e le foglie, che continueranno a fornire nutrimento al bulbo

I gladioli temono il freddo, al termine del ciclo vegetativo è consigliabile coprire il terreno con della paglia, oppure estrarre i bulbi e conservarli in sacchetti di carta in un luogo fresco e asciutto fino alla primavera successiva.

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