venerdì 16 settembre 2016

Quando piante erbe e fiori vestivano, nutrivano, divertivano e proteggevano dagli spiriti maligni: l’Erbario di Alexis Bétemps


C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui piante, erbe e fiori non erano solo un piacevole passatempo, ma erano uno dei cardini della vita quotidiana di uomini e donne che da esse traevano cibo, vestiti, utensili e giocattoli.

 Le piante curavano la gente e gli animali, scacciavano streghe e spiriti malvagi, ornavano Santi e regine, prevedevano il tempo atmosferico, simbolizzavano le feste e sacralizzavano i riti i riti di passaggio: si masticavano pezzetti la resina di abete rosso come fossero chewing-gum e si fumano agi di larici per sentirsi grandi; un mazzolino di fiori decorava il cappello dei coscritti insieme a una penna di fagiano o di gallo cedrone e al numero del sorteggio per l’arruolamento militare; si scavalcano ghirlande di fiori per raggiungere la propria sposa…


Scrupoloso, curioso e romantico, si legge in un baleno
  
Alexis Bétemps racconta nel suo ultimo libro lo stretto legame con la flora spontanea che per secoli ha caratterizzato la vita delle comunità montane (valdostana e non solo), attraverso scene di vita quotidiana ricostruite grazie a testimonianze orali, riviste, bollettini parrocchiali, giornali d’epoca, cataloghi di esposizioni, lavori scolastici e ricerche di laurea e saggi «per non dimenticare il piccolo mondo antico dove attingono le nostre radici».

 Alexis Bétemps, Erbario – erbe misteriose e flora generosa nello spazio selvatico o antropizzato della montagna valdostana antropizzata e dintorni, Priuli & Verruca, Scarmagno (Torino), 2012.

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