giovedì 1 settembre 2016

Rosa rugosa 'Scabrosa' profumata e resistente al freddo


I petali sembrano ritagliati dalla carta velina fucsia, grandi e arrotondati sono avvolti da una nuvola di foglie verde scuro dalle venature profondamente incise da cui prende il nome la specie: Rosa rugosa.

Con questo nome si indicano numerose varietà nate dall’incrocio tra la Rosa rugosa asiatica, originaria di Cina, Giappone e Corea, caratterizzata da un portamento cespuglioso eretto, fiori bianchi, solitari o in gruppi, e foglie incise dai margini seghettati, e rose europee.

Tra queste la Rosa rugosa ‘Scabrosa’: resistente, vigorosa e profumatissima, riesce a farsi perdonare le tantissime spine che ricoprono quasi interamente le foglie e i rami meno giovani. Alla lunga fioritura, dalla primavera all’estate, seguono i colori caldi dei cinorrodi che virano dall’arancio al rosso, ottimi per le marmellate.


Cresce in pieno sole, in terreni ben drenati e si moltiplica facilmente per talea semi-legnosa a fine estate. Facile da coltivare, la Rosa rugosa non teme le stagioni molto fredde e nemmeno i climi ventosi: non a caso è spesso coltivata nei giardini di montagna per realizzare siepi informali che raggiungono facilmente il metro di altezza.

Si adatta bene a terreni poveri e aridi, ma predilige quelli argillosi e leggermente acidi. Teme i ristagni idrici e va annaffiatela solo quando il terreno è completamente asciutto. In autunno, e al momento della messa a dimora, incorporate al terreno del concime organico maturo. Prima dell’arrivo dell’inverno coprite le radici con una buona pacciamatura di foglie e paglia per proteggere la pianta dalle gelate più intense.

La potatura va eseguita a fine inverno eliminando circa la metà del ramo con un taglio al di sopra di una gemma sana rivolta verso l’esterno del cespuglio. Tagliate a livello del terreno i rami secchi e quelli che si accavallano.

Sul terrazzo sarà necessario scegliere un contenitore capiente, per permettere lo sviluppo di un apparato radicale vigoroso. Si dispone sul fondo uno strato di cocci, quindi uno strato di terriccio misto a stallatico e un altro di solo terriccio per evitare che il contatto diretto col concime “bruci” le radici.

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