venerdì 6 gennaio 2017

Plectranthus coleoides, l’erbacea che profuma d’incenso

 

Egiziani e Assiri conoscevano l’incenso per le sue proprietà antinfiammatorie oltre che per l’aroma al quale, tutt’ora, è attribuito un valore mistico: i fumi profumati che si sprigionano durante la sua combustione, salendo verso l’alto, rappresenterebbero il legame con il divino. La stessa nota aromatica la si ritrova nel Plectranthus coleoides, un piccola erbacea perenne e sempreverde di origine tropicale spesso proposta tra le piante aromatiche col nome di incenso, anche se non ha nulla a che fare con l’essenza portato in dono dai Re Magi, ricavata dalla resina oleosa del Boswelia sacra, un albero originario di Yemen, Oman meridionale e Somalia settentrionale.

Il Plectranthus coleoides, a dispetto del nome, quasi impossibile da ricordare, è facile e gentile e ripaga cure e attenzioni con un cuscino ricadente di foglioline sagomate, simili a quella della menta e variegate di bianco sui margini, e una ferrea lotta alle zanzare infastidite dalla sua pungente nota aromatica.


Adattabile a diversi tipi di terreno, il Plectranthus è piuttosto tenace, purché ritirato in inverno al riparo dalle gelate, ama il sole e sopporta brevi periodi di siccità. Per contro, il suo peggior nemico sono i ristagni idrici. Una volta acquistato va travasato con terriccio universale misto a sabbia in un nuovo vaso appena più grande sul fondo del quale vanno sistemati ghiaia o pezzi di coccio per garantire un buon drenaggio. Le irrigazioni, esattamente come per la menta, dovranno essere più frequenti nei mesi caldi, ma non eccessive: resta sempre valida la regola di non procedere con una seconda annaffiatura finché il terreno non è completamente asciutto. Si moltiplica per talea e divisione del cespo.

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