martedì 14 marzo 2017

Muscari: bulbi facili dai nomi bizzarri


Cu-cu.
In Piemonte spuntano nei prati a primavera inoltrata quando nell’aria si sente il canto del cuculo (Cuculus canorus), da cui hanno preso il nome dialettale “cucu”. In Puglia sono i lampascioni e finiscono in padella. Gli inglesi hanno invece battezzato questa piccola bulbosa primaverile grape hyacinth (giacinto-uva) per l’aspetto dei fiori che ricorda l’uva e i giacinti selvatici. Per tutti gli altri sono semplicemente Muscari.

Appartengono a questo genere di piante oltre sessanta specie di bulbose provenienti dalla penisola anatolica e dall’Europa sudorientale, che si differenziano per dimensione e colore dell’infiorescenza, dal più comune blu-viola, al lilla, al bianco, e per il periodo di fioritura: da febbraio a fine maggio. I fiori a calice sono riuniti in grappoli compatti sorretti da un fusto che si innalza a primavera da un ciuffo di foglie tubolari verde brillante.


Si acquistano adesso, già in fiore, oppure si interrano i bulbi a fine estate in pieno sole, a pochi centimetri l’uno dall’altro e a una profondità doppia la loro grandezza. A differenza di altre bulbose primaverili, i Muscari hanno un ciclo vegetativo più lungo: le foglie, anziché precedere di poco la fioritura, spuntano dal terreno in autunno e persistono fino all’estate successiva.
Non sono troppo esigenti e si adattano facilmente, purché il terreno sia leggero e ben drenato.

Quando le foglie saranno completamente secche, i bulbi si estraggono dal terreno e si lasciano asciugare prima di riporli in sacchetti di carta in un luogo fresco e buio. Possono anche essere lasciati in piena terra, dove tenderanno a inselvatichirsi (producendo fiori più piccoli) e moltiplicarsi.

I Muscari si coltivano in vaso o in piena terra, ai piedi di alberi e arbusti a foglia caduca, da soli o accanto ad altre bulbose primaverili come narcisi, giacinti e tulipani.

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