martedì 25 aprile 2017

Aquilegie: coltivale in un mixed border o su sfondo scuro per esaltare le corolle


Le aquilegie rientrano tra le piante romantiche. Perfette per ricreare le bordure fiorite in stile inglese, hanno il vantaggio di essere tenaci quanto basta per sopportare, con stoica eleganza e senza tentennamenti, gelate tardive, solleone e brevi periodi di siccità.

Le aquilegie appartengono alla famiglia delle Ranuncoloceae e il genere comprende un centinaio di specie. Alcune, crescono allo stato spontaneo in boschi, prati e zone rocciose, soprattutto calcaree, fino a 2000 metri, tra queste l’Aquilegia vulgaris, diffusa in tutto il continente europeo.


La facilità di coltivazione ha contribuito al successo di questa pianta, ma ancora di più i suoi fiori, così diversi da tutti gli altri che quando impari a riconoscerli non li scordi più. Le corolle formate da cinque petali a cornetto si prolungano in speroni cavi e uncinati e ricorderebbero gli artigli di un’aquila, da cui il nome Aquilegia, e la conseguente credenza popolare che giudicava queste piante capaci di rendere la vista acuta come quella di un rapace. Secondo altri, il nome deriverebbe invece dal latino “aquilegium” (recipiente d’acqua) per le cavità degli speroni.


I fiori, sorretti da steli lunghi e sottili si innalzano da cuscini di foglie frastagliate o tondeggianti, simili a quelle del trifoglio, decorativi anche al termine della fioritura e fino al tardo autunno, quando la pianta scompare sotto terra per rigermogliare la primavera successiva.


Le aquilegie non hanno esigenze particolari: si coltivano in pieno sole o a mezz’ombra in terreni freschi e profondi e si annaffiano regolarmente nei mesi più caldi. Si moltiplicano per divisione dei cespi o per seme, in primavera o a fine estate, ma in questo caso, trattandosi di piante biennali, si dovrà aspettare due anni per la fioritura. Si possono coltivare in vaso o in piena terra, insieme ad altre erbacee per un “mixed border” fiorito oppure contro uno sfondo scuro di piante sempreverdi per esaltare i colori pastello dei fiori.

domenica 23 aprile 2017

La settimana dell'orto: white garden


Lunedì impavida tra l’asfalto e il muretto #Viola ‘Alba’

Martedì i fiori sbocciano adesso ma il bello arriva in autunno #Lunaria

Mercoledì il pollice verde del nonno fa fiorire gli innesti di #ciliegio

Giovedì se non hai la pianta dei cuoricini devi avere un buon motivo #Dicentraspectabilis ‘Alba’

Venerdì latino per giardinieri in pillole #Spiraeaprunifolia, ti dice chi è a chi assomiglia

Sabato le ultime giunchiglie profumano di più #Narcissusjonquilla

... 

La settimana dell’orto: tutte le sere, dal lunedì al sabato, uno scatto dell’orto-giardino.

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venerdì 21 aprile 2017

Come realizzare una siepe morta per delimitare le aiuole dell’orto


La siepe morta, realizzata con rami secchi e sfalci delle potature, era usata nel Medioevo per proteggere orti e aree coltivate dagli animali selvatici. Nei giardini inglesi si chiama dead hedge e ha soprattuto finalità estetiche: niente più mucchio degli sfalci al fondo del giardino ma una recinzione naturale e un riparo molto apprezzato da uccelli e piccoli animali selvatici.


Ieri pomeriggio ho provato a realizzarne una, in miniatura, per cintare una delle aiuole dell’orto. Lo scorso anno aveva realizzato un cordolo di nocciolo intrecciato per delimitare le fragole, quest’anno ho deciso di approfittare della siepe appena potata. L’effetto è più spettinato, ma altrettanto decorativo, più naturale e a costo zero!


Cosa serve
· rami secchi o sfalci di potature
· paletti di nocciolo
· metro e corda

Come si fa
1. stendi la corda dove vuoi realizzare la siepe morta {per essere sicura di andare dritta!}
2. pianta i paletti a due a due nel terreno, su due file e leggermente sfalsati, distanziandoli di 25 cm {per non fare troppa fatica, usa una mazza}
3. incastra i rami secchi e gli sfalci di potatura tra le due file di paletti

martedì 18 aprile 2017

Lunaria, coltivala così e decora casa con i semi


Riconosci questa pianta?

In autunno, passando di qua, ho messo in tasca qualche medaglia, decisa a replicare una scarpata di pennacchi fioriti a fianco della scaletta che scende tra le querce, a nord dell’orto.
Per ora hanno quattro foglioline tonde.

Ma il vero potere decorativo di questa erbacea spontanea è l’autunno, quando le infiorescenze lasciano posto ai semi scuri e piatti come lenticchie, protetti da due dischi madreperlacei che fanno rumore di carta.

In estate non tutti riconoscono questa pianta, ma in autunno tutti sanno chi è: “Moneta del Papa”, “Medaglioni del Papa”, “Silver Dollars” (dollari d’argento), “Money Plant” (albero dei soldi), “Judaspenge” (Monete di Giuda, fa riferimento ai trenta soldi d’argento con cui sarebbe stato pagato il tradimento di Giuda Iscariota nel racconto della Passione di Cristo)… Anche se, per una volta, i più romantici sono stati gli scienziati, che hanno riconosciuto in quei dischi madreperlacei che avvolgono i semi una luminosa Luna piena costellata di crateri e avvallamenti e hanno deciso: per tutti sarà Lunaria.


Il genere Lunaria appartiene alla famiglia delle Brassicaceae o Cruciferae e comprende tre specie: Lunaria annua, Lunaria rediviva, diffuse allo stato spontaneo in tutta Europa, Italia compresa, e Lunaria telekiana, endemica di Albania, Montenegro e Kosovo. La Lunaria annua, è un’erbacea biennale, la Lunaria rediviva è perenne e ha fiori profumati.

Il suo habitat ideale sono i boschi di latifoglia con terreno fresco e profondo. Seminala a inizio primavera in un angolo ombreggiato del giardino o al mergine dell’orto. I fiori rosa o viola sbocciano adesso in pennacchi alti 50-80 centimetri e a fine estate lasciano il posto ai frutti, che puoi utilizzare per composizioni e ghirlande, da soli o insieme ad altri fiori secchi come le lanterne cinesi (Physalis alkekengi), o per dare luminosità e leggerezza a bouquet di fiori freschi. Quando ti sarai stancata, prima di gettare il mazzo, raccogli i semi da interrare la primavera successiva.

domenica 16 aprile 2017

La settimana dell'orto: palette rosa


Lunedì gli ultimi steli fioriti di #Hyacinthus nell’acqua durano di più

Martedì rock garden di primavera irresistibile démodé #Phlox

Mercoledì profumo Belle époque #SyringaVulgaris

Giovedì col naso all’insù #PrunusSerrulata ‘Kanzan’

Venerdì bocciolo a sorpresa #MagnoliaStellata

Sabato al confine dell’orto-giardino #Wisteria

...

Dopo la frenesia del risveglio, torna la settimana dell’orto: tutte le sere, dal lunedì al sabato, uno scatto dell’orto-giardino sui profili Instagram e Facebook, la domenica riassunto qui.

giovedì 13 aprile 2017

Il bialbero di Casorzo e altre bizzarrie botaniche


Se stai organizzato il picnic di Pasquetta tra le colline del Monferrato e sei un fanatico di clorofilla ti consiglio due mete, due prati e quattro alberi, uno sopra l’altro: sotto gelso, sopra ciliegio.

 I bialberi astigiani di Casorzo e Villafranca d'Asti.

Perché quando dico sopra, non intendo un innesto frutto di un'esperta mano contadina, ma due alberi con due tronchi, due chiome e due apparati radicali distinti: uno sotto, con le radici nel terreno, e uno sopra, con le radici che affondano e spariscono tra le fronde del primo. Un fenomeno bizzarro, ma non troppo raro, che nulla deve alla mano dell'uomo. Ha fatto tutto la natura, con l'aiuto di un ignaro pennuto che, sorvolando un gelso, ha lasciato cadere proprio lassù, dove i rami dipartono dal tronco, un ricordino del suo ultimo pasto: un nocciolo di ciliegia.

Bialbero di Casorzo


Il più famoso dei due è “Il bialbero della felicità” di Casorzo, raccontato da scrittori e giornalisti e meta di curiosi. Trovarlo è facilissimo, cresciuto per caso su uno dei tre gelsi di Luigi Casalone e della sua famiglia, spicca tra i campi che costeggiano la strada provinciale 38 che collega i comuni di Grana e Casorzo.

Più giovane, meno conosciuto e più difficile da trovare il bialbero di Villafranca d’Asti, nato al centro di un prato di Regione Garavello, domina dall’alto il centro storico del paese.

Bialbero di Villafranca d'Asti

Se invece non bazzichi nell’astigiano e nemmeno in Piemonte, dopo la merenda e prima della partita di calcetto, guarda bene, osserva il verde e se avvisti un bialbero, scatta una foto e postala nei commenti qui sotto o sulla pagina Facebook di Ultimissime dall’orto

Grazieee!

martedì 11 aprile 2017

Botanica dell'Alta Via dei Monti Liguri - trekking nel Parco del Beigua


-   Dove mi porti?
-   A Masone
-   Dai, sul serio: dove mi porti?
-   A Masone. Ti piacerà


Senza offesa, ma per me, Masone, dove la focaccia e quasi genovese e le case dipinte ti dicono che ormai sei in Liguria, è sempre e solo stato l’ultimo bivio dell’autostrada prima di vedere il mare. Lo scorso fine settimana, Masone e, poco più su, Urbe, sull’Appennino ligure, sono stati l’arrivo del nostro viaggio in auto e l’inizio della prima gita di primavera.

 18 chilometri di creste brulle e fiorite, di vento caldo e profumo di mare, di pietre azzurre e pascoli di eriche e narcisi.

Viola bertolonii - Erica arborea

{Dove}
Lungo l'Alta Via dei Monti Liguri, nel Parco Naturale Regionale del Beigua, dal passo del Faiallo (Urbe, SV) al Rifugio Pratorotondo (Varazze, SV).


{Appunti botanici}

Hepatica nobilis Miller


Scilla

Anemone


Narcissus pseudonarcissus

Erythronium dens-canis

domenica 9 aprile 2017

Giardinieri scrittori: Voltaire, "Candide, ou l’Optimisme"


«
Pangloss talvolta diceva a Candido:
“In questo migliore di mondi possibili, tutti i fatti son connessi tra loro. Tanto è vero che se voi non foste stato scacciato a gran calci nel sedere da un bel castello, per amore di madamigella Cunegonda, se non foste capitato sotto l'Inquisizione, se non aveste corso l'America a piedi, se non aveste infilzato il Barone, se non aveste perso tutte le pecore del bel paese di El Dorado, voi ora non sareste qui a mangiar cedri canditi e pistacchi”.
“Voi dite bene, rispondeva Candido, ma noi bisogna che lavoriamo il nostro orto”
»

Candide, ou l’Optimisme, Voltaire, 1759


Dal simbolismo del giardino dell’Eden al sostegno di Voltaire all’Encyclopédie fino al giardinaggio inteso come occupazione necessaria al sostentamento. Tantissime sono state le interpretazione del tema del giardino nel romanzo satirico di Voltaire, non a caso uno dei più citati dai giardinieri.


Giardinieri scrittori e scrittori dal pollice verdissimo, il pensiero verde della settimana
{anche su Instagram!}


*Perché le dalie? Sono l’ultimo arrivo nell’ortogiardino

giovedì 6 aprile 2017

Come realizzare una ghirlanda di margherite


Cosa si fa quando fuori piove?
Mi guardo intorno: un bouquet di margherite ancora arzille spunta da un bicchiere d'acqua. Decido che è il momento di fare una pausa e provare uno dei tanti tutorial pinnati sulla bacheca Pinterest·Flowers arragements e inizio a intrecciare gli steli...

È davvero un gioco da bambini!


Cosa serve
un mazzo di pratoline con lo stelo lungo
un nastrino per chiudere la ghirlanda
forbici

Realizza così l’intreccio
{foto, qui sotto}





Puoi lasciare la ghirlanda sciolta oppure chiuderla con un nastrino per realizzare coroncine e braccialetti, magari da regalare a una festa di compleanno per bambini. Oppure usare l’intreccio di margherite per chiudere il tovagliolo arrotolato e dare un tocco fiorito alla tavola di Pasqua.

martedì 4 aprile 2017

Magnolia stellata per piccoli giardini



Allo scoccare della primavera fioriscono oltre recinzioni e cortili gli alberi di magnolia carichi di corolle dai petali grandi e carnosi che rivestono i rami spogli prima della comparsa delle foglie. Se la Magnolia x soulangeana e le sue varietà sono gli ibridi più diffusi in parchi e giardini privati per la facilità di coltivazione e la ricca fioritura.  Unico neo: le dimensioni, non adatte a chi possiede un piccolo spazio verde. Un’alternativa altrettanto spettacolare arriva dalla Magnolia stellata.

Al genere Magnolia appartengono oltre 80 specie di alberi e arbusti sempreverdi o caducifoglie provenienti da Nord America, Himalaya, Cina e Giappone diverse per dimensioni, portamento, caratteristiche morfologiche ed epoca di fioritura, dalla primavera all’estate inoltrata. Tra questi, la Magnolia stellata, un arbusto a portamento compatto e dalla crescita lenta che può raggiungere nel pieno sviluppo i 3-4 metri di altezza, caratteristica che la rende particolarmente adatta a piccoli giardini e terrazzi. Altro punto di forza della Magnolia stellata è la fioritura: in marzo-aprile, prima della comparsa delle foglie, sui rami nudi e verticali si aprono grandi fiori a forma di stella bianchi o rosati.


Le magnolie possono essere trapiantate in piena terra adesso, subito dopo la fioritura, senza disfare il pane di terra.

Così
1. scegli il posto giusto: le magnolie prediligono un terreno argilloso, ben drenato e al riparo dal vento

2. scava una buca doppia il pane di terra, sistema sul fondo uno strato di stallatico pellettato, poi un po’ di terriccio per evitare il contatto diretto tra radici e concime e infine la pianta

3. riempi la buca con la terra di scavo mista a terriccio per acidofile e foglie, lasciando libero il colletto, e premi bene intorno alla radici

4. annaffia per compattare il terreno, aggiungine altro se necessario e bagna ancora


La Magnolia stellata non si pota. Si annaffia con regolarità nel primo anno dalla messa a dimora e nei mesi più caldi e siccitosi.
A fine inverno si concima e si tagliano eventuali rami secchi o danneggiati da vento e neve. In autunno si copre il terreno con uno strato di paglia o foglie secche per proteggere le radici dal freddo.


Immagini dall’ortogiardino e via Pinterest

domenica 2 aprile 2017

Giardinieri scrittori: Kipling, “La gloria del giardino”


È l’Inghilterra un giardino, e non si fanno tali giardini cantando: «Oh, quanto è bello!» e sedendosi all’ombra, mentre persone migliori iniziano le loro vite operative strappando erbacce con coltelli da cucina un po’ sdentati.

Rudyard Kipling, La gloria del giardino,
in Poesie, Newton-Compton, 1996


Giardinieri scrittori e scrittori dal pollice verdissimo, il pensiero verde della settimana
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