giovedì 13 aprile 2017

Il bialbero di Casorzo e altre bizzarrie botaniche


Se stai organizzato il picnic di Pasquetta tra le colline del Monferrato e sei un fanatico di clorofilla ti consiglio due mete, due prati e quattro alberi, uno sopra l’altro: sotto gelso, sopra ciliegio.

 I bialberi astigiani di Casorzo e Villafranca d'Asti.

Perché quando dico sopra, non intendo un innesto frutto di un'esperta mano contadina, ma due alberi con due tronchi, due chiome e due apparati radicali distinti: uno sotto, con le radici nel terreno, e uno sopra, con le radici che affondano e spariscono tra le fronde del primo. Un fenomeno bizzarro, ma non troppo raro, che nulla deve alla mano dell'uomo. Ha fatto tutto la natura, con l'aiuto di un ignaro pennuto che, sorvolando un gelso, ha lasciato cadere proprio lassù, dove i rami dipartono dal tronco, un ricordino del suo ultimo pasto: un nocciolo di ciliegia.

Bialbero di Casorzo


Il più famoso dei due è “Il bialbero della felicità” di Casorzo, raccontato da scrittori e giornalisti e meta di curiosi. Trovarlo è facilissimo, cresciuto per caso su uno dei tre gelsi di Luigi Casalone e della sua famiglia, spicca tra i campi che costeggiano la strada provinciale 38 che collega i comuni di Grana e Casorzo.

Più giovane, meno conosciuto e più difficile da trovare il bialbero di Villafranca d’Asti, nato al centro di un prato di Regione Garavello, domina dall’alto il centro storico del paese.

Bialbero di Villafranca d'Asti

Se invece non bazzichi nell’astigiano e nemmeno in Piemonte, dopo la merenda e prima della partita di calcetto, guarda bene, osserva il verde e se avvisti un bialbero, scatta una foto e postala nei commenti qui sotto o sulla pagina Facebook di Ultimissime dall’orto

Grazieee!

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