martedì 6 giugno 2017

Acanthus, come coltivare l’erbacea che ha ispirato i capitelli corinzi

 

Qualche anno fa ne ho trafugate alcune piante da una scarpata in Liguria, le ho trapiantate nel sottobosco dove sparisce in inverno e rispunta a primavera prepotente con foglie incise e verdissime e alta pannocchie fiorite.

A Roma l’acanto è ovunque: aiuole in ombra e scarpate selvagge, di marmo, di pietra e di verde clorofilla nei parchi archeologici. È la specie vegetale onnipresente nell’arte classica, dai capitelli corinzi all’Ara Pacis, scelto sicuramente per la bellezza del fogliame e magari per la disponibilità di piante da copiare “dal vivo”.

Ara Paci*, Roma


Originario del bacino del Mediterraneo l’acanto è una pianta erbacea invasiva, forte e generosa. Le foglie, verde scuro, lucide, profondamente incise e talvolta spinose, sopportano bene la siccità nonostante le dimensioni. I fiori sono bianchi, venati di porpora, riuniti in pannocchie e si innalzano a inizio estate su fusti che possono raggiungere il metro di altezza.

La tradizione vuole che sia stato lo sculture greco Callimaco e scegliere per primo le foglie di acanto come motivo decorativo. Mentre i medici dell’antichità lo sceglievano per le proprietà diuretiche ed emollienti.

Piante di Acanthus sul Colle Paltino, Roma

L’Acanto si coltiva facilmente, meglio se in piena terra. Vuole un terreno ricco e soffice, privo di ristagni e al riparo dalle correnti fredde. Si trapianta in primavera o in autunno lasciando 40-50 cm tra un cespo e l’altro. Si annaffia nei primi anni dall’impianto e nei mesi più siccitosi; ogni volta che il terreno si asciuga se coltivato in vaso che dovrà essere largo e profondo. A fine fioritura si tagliano i fusti fioriferi alla base. Se il clima invernale è particolarmente rigido è utile riparare le radici con uno strato di paglia e ricoverare le piante coltivate in vaso. Si moltiplica facilmente per divisione dei cespi a fine inverno, prima della ripresa vegetativa.


*Il fregio a girale dell'Ara Pacis, un bassorilievo a soggetto vegetale tra i più grandi mai realizzati nel mondo classico, rappresenta su ogni lato dell'altare lo sviluppo di un'unica pianta che trae origine da un ceppo di acanto centrale. L'unica pianta è tuttavia costituita da decine di differenti specie vegetali, in continua e reciproca metamorfosi, che oggi costituiscono solo una parte di quelle che animavano - con steli, fusti, calici, corolle, foglie, pistilli, bacche e cirri - il fregio integro. [...] Nella sua parte alta quest entità vegetale culmina in palmette, simbolo di vittoria, affiancate da cigni in volo, uccelli sacri ad Apollo, nume tutelare di Augusto. {Museo dell'Ara Pacis} 

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...