martedì 28 febbraio 2017

Come seminare le erbacee – Seeds of Love di primavera


Seeds of Love è un luogo di scambio, non solo di semi, ma anche di progetti e pratiche giardinicole.

Nel fine settimana ho dato il via alle semine del mio bottino di felicità ricevuto per posta, per ora: 17 specie e 22 varietà per 98 vasetti.

Hai mai provato a coltivare le piante del giardino partendo dal seme?

Se la risposta è no, ti lascio qualche consiglio, mio e degli amici giardinieri del SOL.
Se lo fai già, dimmi come-dove-quando..!

...

La terra – sono tirchia e non compro terriccio da semina. Prendo la terra nel bosco, appena sabbiosa e ricca di sostanza organica dopo un inverno trascorso sotto una soffice coperta di foglie.

I vasi – riciclo quelli di plastica delle piante acquistate negli anni. Per le piantine che non sopportano i travasi, come i papaveri - e più in generale tutte quelle con radice a fittone - ho seguito il consiglio di Pietro e ho preparato dei vasetti biodegradabili con le pagine dei quotidiani {video-tutorial qui}. Ancora meglio sarebbe utilizzare i gusci d’uovo, da rompere con le dita e interrare con la pianta, contribuiranno ad arricchire il terreno di sostanza organica, calcio e minerali.


La semina – riempi il vasetto di terra, spargi i semi e coprili con una quantità di terra pari a 2-3 volte la loro grandezza.

Le etichette – online si trovano tante idee facili da copiare per personalizzare i propri seeds markers con sassi dipinti, posate, tappi di sughero...   Se invece ti sei fatto prendere la mano e ti ritrovi con uno sproposito di semi in cerca di casa e poco tempo per la creatività, puoi usare: bastoncini del gelato, strisce di plastica ritagliate da barattoli e vecchi vasi, etichette in carta o adesive.

 
L’esposizione – subito dopo la semina, a fine inverno, sistema i vasetti al sole e al riparo dalla corrente vicino a un muro esposto a sud. Ottimo se hai una serra fredda. Da evitare invece la semina in casa, dove i germogli tendono a crescere velocemente in altezza, ma poco vigorosi, pallidi e delicatissimi.

L’acqua – importantissima, al pari dell’esposizione, ma più difficile. Si deve mantenere la terra appena umida, mai asciutta e mai fradicia. Niente innafiatoio, meglio utilizzare uno spruzzino per evitare di spostare i semi e spiantare i germogli.


Le cassette della frutta, perché? – le uso per sistemare i vasetti dopo la semina per due motivi, anzi tre. Faccio prima a spostarli in caso di pioggia torrenziale o quando il sole inizia a scottare troppo; lasciano scolare l’acqua in eccesso; mi aiutano a tenere i germogli sollevati da terra, lontano da lepri ingorde, habitué dell’orto-giardino.

Quando i germogli inizieranno a crescere, dovrai decidere quali sacrificare (se sono troppo fitti) e trapiantarli in vasi più grandi per farli irrobustire o in piena terra con tanto di vasetto biodegradabile se non amano i travasi.

Buona fortuna!

domenica 26 febbraio 2017

Giardinieri scrittori: Hermann Hesse


Nel giardinaggio c’è qualcosa di simile alla presunzione e al piacere della creazione: si può plasmare un pezzetto di terra come si vuole, per l’estate ci si può procurare i frutti, i colori e i profumi che si preferiscono. Si può trasformare una piccola aiuola, un paio di metri quadri di nuda terra, in un mare di colori, in una delizia per gli occhi, in un angolo di paradiso.

Hermann Hesse


Giardinieri scrittori e scrittori dal pollice verdissimo, il pensiero verde della settimana
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venerdì 24 febbraio 2017

Seeds of Love 2017: bottino di felicità


La prima busta di Seeds of Love è arrivata dalla Svizzera. Dentro, un biglietto in cartoncino marrone con nastri in washi tape fioriti, l’augurio di Laurence e la bustina di Eschscholzia californica per il mio desiderio di un giardino arancione.

Dopo aver setacciato gli elenchi di piante proposte da tutti i partecipanti allo scambio internazionale ideato da Isabelle, i semi hanno iniziato a viaggiare da un giardino all’altro e tantissimi sono approdati nell’orto-giardino, dall’Italia, dalla Francia, dalla Svizzera, insieme a biglietti personalizzati che custodirò gelosamente :)

 
Ma avete idea di quanto sia bello ricevere posta vera? Messaggi tangibili e felici? Sono nata nell’epoca in cui la corrispondenza cartacea iniziava a scomparire e credo di aver spedito le ultime cartoline dal mare alle medie.

Grazie allora a Seeds of Love, per le nuove amicizie e per ricordarci il bello dell’attesa e dei ritmi lenti. E grazie grazie grazie infinite a tutti i seeds lovers che mi hanno inviato un pezzetto del loro giardino!!!

In rigoroso ordine di arrivo nella mia buca, grazie a:
















martedì 21 febbraio 2017

Progettare un orto secondo natura


Ci siamo! A febbraio liberi tutti, la terra chiama: è ora di rimboccarsi le maniche, infilare gli stivai e mettersi al lavoro.

Mangio libri e riviste di giardinaggio, ficcanaso nei blog degli amici giardinieri e setaccio Pinterest a caccia di nuove idee.

E l’orto è sempre l'orto, altro che moda passeggera: se lo fai una volta per gioco poi non smetti più. A me è successo così, la prima volta ho vangato tre tasselli perché volevo assolutamente emulare l’orto fiorito e scombinato di Bunny Guinnes: piselli odorosi, melanzane e peperoncini coltivati l’uno accanto all’altro nella stessa fioriera in una sapiente combinazione di forme in verde-rosso-viola, un orto da copertina!

Il risultato del MIO orto era stato più modesto, ma da allora non ho più smesso e nel frattempo i tasselli sono diventati cinque: uno esclusivamente dedicato alle fragole, negli altri coltivo fiori e ortaggi seguendo il principio della rotazione - per non impoverire troppo il terreno - e delle consociazioni - per permettere alle piante di difendersi a vicenda da patogeni e malattie evitando l'uso di pesticidi. Banditi anche i concimi chimici, aggiungevo in autunno letame pellettato. Quest’anno voglio fare di meglio: macerati, lavorazione superficiale del terreno e pacciamatura con lo sfalcio dell’erba.


L’estate scorsa ho preparato una buona scorta di macerato d’ortica: ricco di azoto, ferro, microelementi, vitamine ed enzimi, è un ottimo fertilizzante, attiva la vita biologica del terreno, combatte gli afidi e la clorosi da carenza di ferro (ingiallimento e caduta delle foglie).

In una delle aiuole che non ho ancora vangato, voglio sperimentare quella che chiamo l’arte dello sforzo minimo. I nerd dell’orto (che hanno tutta la mia ammirazione, sia chiaro), sostengono i vantaggi di una lavorazione superficiale del terreno. Il terreno dell’orto non si vanga, non si rivolta e non si fresa. Si tagliano le erbacce con la lama della zappa, all’altezza del colletto, e si lasciano sulla terra come pacciamatura, dove contribuiranno a ritardare la crescita di nuove infestanti e a mantenere fresco il terreno, riducendo l’evaporazione dell’acqua che andrà indirizzata solo in corrispondenza dei solchetti in cui si è seminato o delle postarelle in cui si sono trapiantati gli ortaggi.

Una tecnica molto simile, che permette di risparmiare acqua e coltivare quasi in assenza di terriccio è la coltivazione degli ortaggi nelle balle di paglia.

Immagini del MIO orto e via Pinterest

domenica 19 febbraio 2017

Giardinieri scrittori: Alice’s Adventures in Wonderland

 

«
Una grande pianta di rose stava presso l’entrata del giardino; le rose che vi sbocciavano erano bianche, ma tre giardinieri si affaccendavano tutt’intorno a dipingerle di rosso.
[…]
"Vorreste dirmi, per favore" disse Alice un po’ intimidita, "perché state dipingendo quelle rose?"
Cinque e Sette non dissero nulla, ma guardarono Due. Due cominciò a bassa voce: "Diamine, il fatto è, vede, Signorina, che qui doveva esserci una pianta di rose rosse e noi per errore ne abbiamo messa una di bianche; e, se la Regina lo scoprisse, ci farebbe tagliare la testa, capisce"
»

Alice’s Adventures in Wonderland, Lewis Carroll, 1865


Non c’è poi tanta differenza tra il lavoro di un giardiniere e quello di uno scrittore di favole: entrambi creano mondi immaginari.


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venerdì 17 febbraio 2017

Idee per recintare l’orto

 

La strada dell’orto è irta di difficoltà, errori madornali e insuccessi. Dal seme al frutto può succedere di tutto: troppa siccità, troppa acqua, terra poco fertile, un pennuto che si mangia il seme, un temporale che spazza via tutto, il sole che brucia i germogli, un afide maledetto. Insomma, se i vostri virgulti sono germogliati sotto una buona stella, avete letto un buon manuale, comprato ottime sementi, vigilato sul cielo e sulla terra, osservato la luna e ballato intorno a un falò... ecco, forse ce l’avete fatta: una fragola, un pomodoro, un fagiolino tutto per voi!!!

O forse no.
Il MIO orto sperimentale è molto bucolico - in aperta campagna - e molto appetitoso per passeri, leprotti e altri simpatici animaletti del bosco. È una meraviglia osservarli dalla finestra all’ora di colazione, ma qualche fragola vorrei assaggiarla anch’io!

Allora sono andata a caccia di idee per recintare l’orto


un grande classico: la staccionata in legno è bucolica e decorativa


spesso snobbata, anche una recinzione in rete può avere il suo fascino


anziché recintare tutto il perimetro dell’orto, puoi mettere frutti e germogli al sicuro da lepri e piccoli animaletti realizzando aiuole rialzate con assi in legno o cordoli in salice intrecciato {per realizzarli fai così}


i più fortunati possono contare su un muro in solida pietra o su un’alta siepe: hanno il duplice vantaggio di proteggere l’orto da freddo e vento


da copiare la vecchia porta riciclata come ingresso all’orto

 

architettonico l’orto con gazebo a prova di pennuto!

Queste e altre idee per recintare l’orto sulla bacheca Pinterest, qui.

martedì 14 febbraio 2017

Porcellane GIOVELAB: come nasce l’ispirazione - l’intervista a Giorgia Brunelli

 
In beauty we trust. Giovelab si presenta così.

Un piccolo e frizzante laboratorio trentino che trae ispirazione dalla natura circostante, dai ritmi lenti e dalle parole magiche del quotidiano, per realizzare una linea per la tavola in porcellana, gress e legno rigorosamente hand made, allegra e imperfetta.


 
Il bianco puro, luminoso e trasparente, abbinato a rigati irregolari, abeti stilizzati e grafiche leggere conquistano per la capacità di farci sentire coccolati, avvolti dall'atmosfera Hygge.

Hygge è un termine danese - privo di un corrispettivo italiano - per indicare la capacità di creare un’ambiente intimo e accogliente da condividere con chi amiamo. Hygge è sorseggiare una tazza fumante di tè indossando maglioni caldi e avvolgenti davanti a un camino scoppiettante insieme alle persone care. Hygge sono le pareti chiare e i pavimenti in legno, i mobili scandinavi dalle linee pulite, la luce delle candele. Le porcellane Giovelab sono Hygge.

 
Ma come si fa a trasmettere Hygge partendo da un pugno di terra? L’ho chiesto a Giorgia Brunelli, l’ideatrice di Giovelab, ecco cosa mi ha raccontato:

Giovelab in cinque aggettivi
Frizzante, poetico, imperfetto, solo-fatto-a-mano, amante della semplicità

Quanto ti assomiglia e cosa ti ispira?
Mi somiglia al 100%, anzi è la mia proiezione! Mi ispirano la semplicità, la natura, l'imperfezione, il creare cose utili, belle e durevoli.

 

Hai l'idea per una nuova grafica, prendi taccuino e matita o il pc? E dopo? Ci spieghi brevemente le fasi di realizzazione del prodotto?
Le nuove grafiche nascono da un lampo improvviso, qualcosa che vedo attorno a me, soprattutto nella natura, ma anche in quello che mi circonda... non saprei spiegare bene! Comunque prima vedo l'immagine nella mia testa e poi comincio a provare sulla carta (con la matita) o direttamente sul biscotto di porcellana. Ogni anno ho così tante idee che devo disciplinatamente scriverle e magari posticiparle alla stagione seguente. Per le nuove forme è un po' più complicato: creo ad esempio una nuova tazza e poi comincio a usarla per alcuni giorni per testarne la piacevolezza d'uso o i difetti! Per le forme lavoro molto in collaborazione con mio marito, che è molto più tecnico di me!


Oggetti di uso quotidiano e messaggi positivi che danno la carica. Ci vuole energia per riuscire a trasmetterla agli altri, tu come ti ricarichi dopo il lavoro?
Mi ricarico nel bosco, in giardino, facendo fotografie e piccoli esperimenti botanici: raccolgo mini piante nel bosco e le faccio diventare piante da interni o da giardino... felci, muschi, piantine che crescono sui muri, alberelli minuscoli come noccioli, pini e acacie. Mi piace impastare torte e biscotti, inventandomi le ricette. Mi piace servire il tè delle 5. E un sacco di altre cose... ma il tempo è spesso tiranno.


Giovelab tra dieci anni. Approderà su altri materiali? Una linea 'paper' o una collezioni di T-Shirt per esempio… qual è il sogno nel cassetto?
Il sogno nel cassetto è scrivere un libro, che racconti la nostra vita, mia e dalla mia famiglia, in questo maso nei boschi, con fotografie, semplici diy e un approccio non convenzionale alla tavola e al cibo. Al momento Giovelab è porcellana, gres e legno e ogni anno, assieme a mio marito, che è il mio primo e preziosissimo collaboratore, abbiamo così tante idee nuove che dobbiamo annotarle per l'anno successivo!





Segui Giovelab sul blog e su Instagram

Credits
Giorgia Brunelli

domenica 12 febbraio 2017

Giardinieri scrittori: Antonio Perazzi


«
- Fora verde, fori la tua che la mia non perde!
- Come ha detto scusi?
- Foraverde! Ho detto: fo-ra-ver-de!
- Foraverde? In che senso? Cosa vuol dire?
- Vuol dire che i suoi figli non hanno mai giocato a foraverde!
Un uomo anziano, accompagnato da un cane da caccia marrone tutto rinsecchito, col muso orami imbiancato dall’età, se ne sta appoggiato al suo bastone, con aria da questuante, come di uno che cerca un pretesto per attaccare discorso. Accanto a lui si è seduta una giovane madre forse di passaggio, forse una turista.
[…]
-   Dicevo: non sanno giocare a foraverde? Non ha insegnato a conoscere le piante ai suoi figli?
-   Ah: è un gioco allora… per l’appunto… non so. Credo di no. E veramente neanch’io so cos’è foraverde. Com’è?
-   […] Fovarde è una pianta che cresce nei giardini, ma non è che qui da noi ci fossero tantissimi giardini, perché di verde ce n’è già abbastanza: chi ne poteva volere ancora? Però, in tutti quelli che c’erano, ci cresceva sta pianta, il foraverde. E noi dovevamo sempre averne un rametto in tasca.
-   In tasca?
-   Sì, perché all’improvviso qualcuno ti poteva dire: che c’e l’hai il foraverde? E se uno non ce lo aveva allora gli toccava fare una penitenza.
-   Davvero! Foraverde? Ma io non ho mai sentito di questa pianta: com’è fatta?
[…]
il vecchio tira fuori dalla tasca dei pantaloni la mano in cui tiene un rametto contornato di piccole foglie ovali e coriacee.
-   È bosso: lo conosco. Cresce anche nel mio giardino.
-   Così, sì: bossolo. Tutti la prima cosa che si faceva al mattino, era prendersi un rametto e metterselo in tasca perché, non è che i castighi fossero pesanti, ma nessuno voleva fare la parte dello sprovveduto, capisce?
[…]
-   Mamma, si gioca bene qui. Ci torniamo?
-   Volentieri, è stato bello oggi a Fighille. A cosa avete giocato?
-   Con questo. Guarda. L’ho preso per te. Tienilo in tasca. Altrimenti non puoi giocare»

Foraverde, Antonio Perazzi, 2013


Paesaggista, botanico, ricercatore con il gene della scrittura (figlio di giornalisti, sua zia si chiamava Oriana Fallaci), milanese di origini toscane. La prima pagina che leggo di gardenia è la sua Bustina di paesaggio, ogni mese una pianta, ogni pianta un personalissimo racconto verde. Come in Foraverde (Maestri di Giardino Editori, 2013): 11 racconti di verità inventate sul paesaggio dove si intrecciano storie di piante, animali e uomini {qui, la mia intervista per Blossom zine all'uscita del libro - pp.72-75}. Seguilo su Instagram @studioantonioperazzi e ti innamorerai di Piuca, il suo giardino nel Chianti.


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giovedì 9 febbraio 2017

Come ordinare vasi e attrezzi da giardino

 
Sono una pigra giardiniera italiana. Pigra non perché non abbia smania di rimboccarmi le maniche e affondare le dita nella terra, ma perché, a differenza degli amici giardinieri del nord Europa, che vedo già affaccendati tra semine in serra fredda e manutenzioni di scale e vialetti, io con l’aria fredda, l’umidità e la terra pesante, non ho un buon rapporto. Per me è ancora maledettamente presto. Ho potato un cespuglio in due ore di sole, poi è tornata a scendere una guazza gelata e sono rientrata nel guscio come una tartaruga. E nemmeno il giardino sembra essere contrariato della mia pigrizia: chiede la pioggia e ancora qualche settimana di riposo.

Questo tempo sospeso tra inverno e primavera non andrebbe però sprecato, ma sfruttato al meglio per dedicarsi a quei lavori che altrimenti passano sempre in secondo piano come il riordino di vasi e attrezzi. Un lavoro noioso che, con un po’ di creatività, può trasformarsi in un'attività divertente e utile per annotare ciò che manca o che andrebbe sostituito.


 
Prova il fai-da-te

Se sei un esperto del fai-da-te, magari hai già pensato a realizzare un piano di lavoro con scaffali e cassoni su misura, se invece sei alle prime armi puoi munirti di carta vetro, vernici e pennelli e dare nuova vita a una vecchia credenza o a un armadio di recupero in cui sistemare vasi, palette, forbici da potare, spago, filo di ferro e tutti i piccoli attrezzi da giardino. 

Puoi aggiungere ganci per gli attrezzi e verniciare il piano d'appoggio per prendere appunti o il frontale dei cassetti per annotare il contenuto. Se le ante della credenza sono rovinate puoi toglierle e lasciare gli oggetti a vista o sostituire i vetri crepati con la rete metallica a trama piccola usata per le recinzioni dei pollai.



Organizza così lo spazio

Tieni a vista i vasi di coccio, l'annaffiatoio di latta e la paletta: sono gli attrezzi che usi con più frequenza e sono belli da vedere. 

Organizza un piano di lavoro (un vecchio tavolo o un asse poggiato su due cavalletti andranno benissimo!) per semine e travasi.

Conserva le cassette di legno della frutta e vecchi cassetti spaiati per ordinare in bella vista i vasi in terracotta e le bustine di semi.

Appendi gli attrezzi più grandi (rastrello, zappa, forca), non dovrai spostarli ogni volta per spazzare il pavimento da terra e foglie secche.

Se hai bambini curiosi scegli invece uno scaffale alto o un’antina con la serratura per riporre concimi liquidi, polverine radicanti, preparati per il verderame e attrezzi taglienti.